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Dalla centuriazione romana alla Serenissima Repubblica

Il paesaggio della Terra dei Tiepolo è il risultato di oltre tre millenni di storia, e affonda le proprie radici in epoca antica, quasi mitologica, quando le popolazioni paleovenete stanziate lungo il corso dei fiumi Dese, Marzenego, Muson Vecchio e Lusore diedero vita ai propri villaggi e accampamenti sorti fra paludi, boscaglie e pascoli, contraddistinti topograficamente dalle “motte” sparse sul territorio, tra le quali ricordiamo quella di Buffetto a nord di Peseggia, realizzate con terreno di riporto accumulato con funzioni difensive e di controllo delle aree di confine.

Il paesaggio della Terra dei Tiepolo è il risultato di oltre tre millenni di storia, e affonda le proprie radici in epoca antica, quasi mitologica

Fu però l’Impero Romano, già dal III secolo a.C., a dare un nuovo volto ai territori abitati dai Veneti: se a un primo momento l’attuale area veneta funse da zona difensiva contro popolazioni ostili provenienti da Nord, in una seconda fase i Romani bonificarono ampie zone comprese tra i fiumi Piave a settentrione e Brenta a meridione, consegnandole in maniera parcellizzata e ben contraddistinta da una caratteristica rete viaria a scacchiera ai centurioni in pensione, quali premi per particolari meriti avuti a servizio dell’Impero.

Queste terre, chiamate dai primi assegnatari a cui vennero affidate “centuriazioni”, sono una testimonianza evidente e ben identificabile nella Terra dei Tiepolo, inquadrata da due precise centuriazioni a Nord e a Sud del fiume Muson Vecchio, a cui corrispondono maglie viarie di diversa dimensione e orientamento: verso Patavium, l’odierna Padova, a Sud, verso Altinum, l’odierna Altino, a Nord.

Incardinato in questa dimensione di limites tra le due centuriazioni, il territorio del Miranese si troverà nei secoli successivi a essere confine naturale tra le diocesi di Padova e di Treviso, quando la chiesa cattolica, dopo l’editto di Costantino del 313, comincerà a sostituirsi nel tessuto pagano romano e a insediarsi con le proprie chiese matrici, pievi e cappelle, generalmente ubicate all’incrocio di importanti decumani e cardi, a sovrapporsi a preesistenti edifici pagani e a creare i nuclei dei successivi centri abitati di epoca medievale.

Con la conquista dell’entroterra da parte della Serenissima Repubblica di Venezia, iniziata già nel Trecento, la campagna veneta assunse un nuovo ruolo: se per almeno due secoli essa venne in parte messa in secondo piano, essendo la potenza veneziana concentrata sul traffico nel Mediterraneo di spezie, tessuti e beni di lusso, a partire dal Cinquecento diventò il nuovo fulcro dell’imprenditoria veneziana.

La campagna veneta assunse un nuovo ruolo: a partire dal Cinquecento diventò il nuovo fulcro dell’imprenditoria veneziana

Spostatosi il baricentro del mondo dal Vecchio al Nuovo Continente, dove la flotta veneziana non poteva competere con i porti spagnoli, portoghesi, francesi e inglesi già affacciati sull’Atlantico, Venezia riscopre lo “Stato da Tera”, iniziando la pratica di investire in fondi e nell’edificazione di quelle splendide dimore di campagna che diedero vita al fenomeno delle ville venete, che ancora oggi rende unico il paesaggio veneto, costituendo un patrimonio architettonico, artistico e topiario unico al mondo.

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